30 maggio 2015

Donne del vino progetti e anticipazioni fuori Expo 2015

Giovedì 28 Maggio presso il Devero Hotel & SPA a Cavenago le Donne del Vino hanno presentato il loro progetto per il fuori Expo, che, come il fuori salone, è una cornice da non sottovalutare e da sfruttare al meglio. Giovanna Prandini, produttrice e Delegata Regione Lombardia LE DONNE DEL VINO, insieme a Daniela Codeluppi, Socia ristoratrice, spiegano come l’esposizione universale EXPO2015 offre un’imperdibile opportunità di fare sistema per comunicare e promuovere le eccellenze italiane. Ecco perché la Delegazione Lombardia dell’Associazione LE DONNE DEL VINO propone un programma di degustazioni e abbinamenti volto a valorizzare il lavoro delle donne nella produzione del vino e nella ristorazione di qualità.
Presenti in sala anche Cristina Kettlitz dell’azienda Castello di Grumello e Marta Mondonico dell’azienda Tenuta le Mojole.

Il programma si articolerà in due tipologie di proposte:
- due serate di gala, su invito e dedicate agli operatori del settore, con la presenza delle Socie Produttrici di Vino provenienti da tutta Italia, presso l'Hotel Devero in Cavenago Brianza, giovedì 11 giugno e giovedì 2 luglio con un banco d'assaggio panoramico, unico nel suo genere;
- quattro cene presso i ristoranti delle socie lombarde dove a un menù del territorio saranno abbinati vini delle socie produttrici di tutta Italia a un prezzo prestabilito di € 50,00 a persona. Le date in programma saranno il 18 giugno al RISTORANTE UVA RARA in FRANCIACORTA; il 25 giugno al RISTORANTE ALTAVILLA in VALTELLINA; il 9 luglio al RISTORANTE LA LOCANDA DEI BECCARIA in OLTREPÒ; il 16 luglio al RISTORANTE CROCE BIANCA a VESTONE in provincia di Brescia. Protagoniste saranno: Daniela Codeluppi, Anna Bertola, Luisa Ghioni Anna Graziosa Massolini, socie ristoratrici che, coadiuvate da sommeliers, consiglieranno gli ospiti nella scelta e nell’accostamento vino-cibo.

Le due serate di gala al Devero Hotel verranno realizzate in sinergia con Fratelli Beretta , sponsor di Expo 2015, Caseificio Taddei , presente l’11/6, e Scuola alti formaggi, presente il 2/7. Patio e piscina saranno le locations scelte per accogliere gli ospiti e dove saranno allestiti degli stands dove ogni produttore potrà presentare la propria realtà e i propri prodotti. Ben 44 sono le Aziende che hanno aderito a questa iniziativa, ma il numero sembra destinato a crescere.
Per queste due serate lo chef stellato Enrico Bartolini, patron esclusivo della cucina Devero ristorante, concederà il proprio regno alle socie ristoratrici per la realizzazione di piatti tipici che saranno poi accompagnati dai vini delle aziende presenti.

Per quanto riguarda le quattro date aperte al pubblico, saranno realizzate con un format non ancora diffuso in Italia, ma già consolidato all’estero. Verranno proposti piatti tipici della tradizione del luogo, ma ogni commensale potrà alzarsi e scegliere, o farsi consigliare, il vino o i vini, locali o fuori regione, che più gradisce. Infatti, in ogni ristorante sarà proposta una carta vini con almeno 44 etichette presenti. Si darà così il via a un gioco di abbinamenti e degustazioni senza alcun limite, ma sempre all’insegna del bere responsabile.
 
Nei PDF allegati si potranno trovare i nomi delle Aziende che parteciperanno e i vari menù che i ristoranti proporranno, fatta eccezione per il RISTORANTE ALTAVILLA in VALTELLINA che è ancora in via di definizione.


Un’occasione unica nel suo genere dal cogliere al volo; quindi mano ai calendari e veloci con le prenotazioni…


























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25 maggio 2015

Speciale evento GDR GOES ON

Per gli appassionati di Miele a Milano vi segnalo un evento del tutto particolare che avrà luogo domani presso Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, alle ore 19,00.


Il miele è visto dalle artiste Doris Deenekamp e Jimini Hignett come un archivio o una mappa alternativa del luogo in cui esso è pronto. Con l’aiuto di apicoltori e assaggiatori di miele, le artiste guideranno il pubblico in una esperienza di assaggio collettivo per suggerire una speciale esperienza sensoriale della città.
Durante un periodo di residenza a Milano, le artiste hanno realizzato un'estensione del loro progetto If Bees are Few...iniziato nel 2014 in Olanda. Il titolo richiama una poesia di Emily Dickinson e fa riferimento al fenomeno del progressivo decrescere della popolazione delle api, a causa principalmente dell'inquinamento generato dalle attività agricole. A Milano, la città di Sant'Ambrogio, patrono degli apicoltori, Doris Denekamp e Jimini Hignett hanno svolto una ricerca sulla produzione del miele nell'area periurbana e nei territori agricoli contigui alla città. Il miele può venir considerato come un sistema alternativo di archivio o mappa del territorio in cui è prodotto. Attraverso le conversazioni con gli apicoltori e con assaggiatori di miele, le artiste riflettono sul modo in cui questo alimento essere utilizzato per realizzare una mappa sensoriale del territorio.
Doris Denekamp e Jimini Hignett, MAPPA SENSORIALE DI MILANO (IF BEES ARE FEW…), installazione, 2015







Nebbiolo grapes

California, Piemonte… uguale e diverso


Il Nebbiolo è sicuramente il vitigno a bacca rossa più pregiato e difficile tra quelli italiani. Il suo nome potrebbe derivare da "nebbia", secondo alcuni, perché gli acini sono ricoperti da abbondante pruina mentre per altri perché è un'uva che viene vendemmiata in ottobre avanzato, quando i vigneti sono avvolti dalle nebbie mattutine.

I vini a base Nebbiolo hanno, in genere, un colore rosso granato scarico e l’affinamento tende a conferire riflessi aranciati. Il bouquet è elegante con note di viola, tamarindo, chinotto, caffè e liquirizia che possono sfociare, con il passare degli anni, in sfumature balsamiche e di terziario. Ha una bella trama tannica, una buona gradazione alcolica così come l’acidità, qualità che lo rendono particolarmente predisposto all'invecchiamento.

Il norvegese Erling Astrup, amministratore delegato dell’azienda vitivinicola Nervi a Gattinara, venerdì 22 maggio ha organizzato un’interessante degustazione di vini californiani. Hanno guidato la degustazione la produttrice Chrystal Clifton dell’azienda Palmina e il Prof. Mannings dell’UC Davis.

Erling ricorda che il Nebbiolo rappresenta lo 0,13% della superficie vitata mondiale (in Italia solo lo 0,9%), ma lo 6% dei vini top 100 di Wine Spectator è a base Nebbiolo. Questi dati ci fanno capire come sia difficile coltivare il Nebbiolo rispetto ai vitigni internazionali come Cabernet e Merlot.
Il Nebbiolo regala vini difficili e austeri dal colore scarico, queste sue caratteristiche lo rendono non di facile comprensione per il gusto del consumatore medio americano. Nonostante questo ci sono dei produttori “innamorati” di questo vitigno italiano soprattutto in California. Troviamo, infatti, vigneti nella Contea di Santa Barbara, Sierra Foothills, Paso Robles e la Santa Ynez Valley. Al di fuori della California questo vitigno lo troviamo nelle regioni più aride del Pacifico nord-occidentale, come la Columbia Valley di Washington e Rogue Valley, in Oregon e sulla costa orientale in Virginia.
Forse non molti sanno che il 90% dei vini americani è prodotto in California, illustra il Prof. Jarue Mannings, e sempre in questa zono sono presenti più di 50 cultivar italiane.  Tutto iniziò con i Padri Missionari intorno ai primi anni del 1800 che introdussero le uve da vino in California e fino a un certo periodo le missioni furono le sole a produrre il vino che serviva per la messa.
Chrystal Clifton, proprietaria con il marito Steve di Palmina Wines, spiega come il Sud della California sia più freddo rispetto al Nord al contrario di quello che si possa pensare e questo ha notevole influenza sui vini.
Inizia così la degustazione dei 9 vini a base Nebbiolo della California:
- Ca’ del Solo Estate Vineyard Monterey Country 2007 Nebbiolo (Biologico)

- Ca’ del Solo Estate Vineyard Monterey - Country 2009 Nebbiolo (Biologico)
- Terrane 2012 Vineyard Paso Robles
- Clenenden Fam Vinyards 2005 Santa Maria Valley Nebbiolo “ Punta Exclamitiva”.
- Clenenden Fam Vinyards 2006 Nebbiolo “ Bricco Buon Natale”
- Palmina 2008 Nebbiolo Santa Barbara
- Palmina 2008 Sisquoc Nebbiolo Santa Barbara
- Palmina 2007 Honea Nebbiolo Santa Barbara
- Palmina 2008 Rocca Nebbiolo Santa Barbara

Difficile poter fare dei confronti abituati ai Nebbioli italiani, questo, infatti, non sarebbe corretto, anche se verrebbe naturale. Chrystal ci dice giustamente che i vini californiani a base Nebbiolo non devono essere una copia di quelli italiani bensì una “traduzione”.

La serata all’insegna del Nebbiolo non poteva che terminare nel vigneto Molsino, uno stupendo anfiteatro naturale con alle spalle il Monterosa, un panorama capace di incantare chiunque.
Una cena in questo spettacolare vigneto al chiaro di luna accompagnato dalle vivaci bollicine dallo spumante metodo classico
“Jeffersonpas dosé, una splendida versione di Nebbiolo spumantizzato.

Erling per concludere degnamente la serata ha stappato ben 3 Jéroboam di Molsino 2009, Cru tra i più celebrati della collina di Gattinara e top di gamma dell’azienda.


Non ci resta che aspettare la prossima iniziativa di questo nervigese”, come Earlig ama farsi scherzosamente chiamare, appassionato della storia del vino e soprattutto del vitigno principe del Piemonte: il Nebbiolo






21 maggio 2015

Autoctono si nasce…

La grande varietà dei vitigni autoctoni italiani

In concomitanza con il primo mese di Expo Milano 2015 l’associazione Go Wine dedica un appuntamento a favore della promozione della ricchezza e della grande varietà del patrimonio vitivinicolo italiano.

Il 19 maggio all’Hotel Michelangelo durante l’abituale evento sul tema dei vitigni autoctoni Go Wine presenta ufficialmente il Manifesto Go Wine a favore dei vini autoctoni italiani e del mondo. Relatori: Massimo Corrado, Presidente Go Wine, Prof.  Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino e Prof. Osvaldo Failla dell’Università di Milano; questo Manifesto vuole rappresentare la sintesi di un impegno profuso nel tempo di vari esperti del settore.

Moltissime le aziende presenti, più di 60 i vitigni autoctoni presentati durante il banco di assaggio, dai più conosciuti a quelli da “riscoprire”…, ma non solo, mille le declinazioni dei vari vitigni.

Impossibile citarli tutti, ma tra i vari assaggi possiamo sicuramente ricordare l’Azienda Vinifer di Tranchidi con il suo Metodo Classico Spumante Millesimato Pas Dosé  DueDei 2011 da uve Grillo, a parte la particolarità delle uve utilizzate, la caratteristica è il tiraggio effettuato con mosto fresco; se ne producono solo 5000 bottiglie tutte numerate in contro etichetta.
Sempre parlando di bollicine ricordiamo “Pensiero” 1996 della Tenuta dei fiori. Un Moscato d’Asti rifermentato in bottiglia e con una permanenza sui lieviti di 12 anni e degorgiato nel luglio 2008. Della stessa azienda troviamo Calosso D.O.C. 100% Gambarossa, uno dei più̀ vecchi e rari vitigni autoctoni del Piemonte, conosciuto anche come Gamba di Pernice, per il colore rosso acceso del raspo prima dell’invaiatura che ricorda appunto le zampette delle
pernici che saltellavano tra le vigne. Questa varietà è stata salvata dall’oblio grazie alla caparbietà del proprietario di questa cantina che recuperò le poche piante superstiti in giro per i vigneti di Calosso per poi ripiantarle in un nuovo impianto dedicato.  Dopo 12 anni di sperimentazione l’Università̀ di Torino ha individuato il clone migliore che oggi rappresenta il vitigno selezionato col nome di Gambarossa. Nel 2011 è avvenuto il riconoscimento della nuova D.O.C. col nome di Calosso.

Nella provincia di Brescia a Erbanno troviamo la Cantina Togni Rebaioli.  L’Azienda produce un rosato da uva Schiava, il Martina Vecchie Vigne. Tutti gli altri sono rossi da monovitigno, ad eccezione del Lambrù (Marzemino, Barbera, Merlot). Ma quello che colpisce è il 1703 a base Nebbiolo e il San Valentino prodotto con Erbanno; un vitigno autoctono camuno della famiglia dei Lambruschi, ricco di antociani e con una buccia spessa che gli consente una miglior resistenza alle malattie e di conseguenza richiede un minor numero di trattamenti; le basse rese, pochi grappoli e non molto grandi, ha fatto si che venisse messo da parte dai viticoltori della zona.

Rimanendo in Lombardia troviamo Marco Vercesi, dove la Croatina è il vitigno indiscusso, declinato nelle varie “sfumature”: La Crosia, 100% Croatina Bonarda dell'Oltrepò Pavese, Il Borlano, Buttafuoco Storico un uvaggio di Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto, Ré di Bric, una Croatina vinificata nel rispetto delle tradizioni, color rosso rubino intenso con riflessi violacei, un profumo schietto e caratteristico di marasca e frutti di bosco. Infine Rubinio IGT Rosso, il risultato di una vinificazione unica di uve Croatina, Barbera e Uva Rara scelte nel vigneto “Cà di Valle”; il bouquet va dai profumi floreali della rosa e della violetta a quelli fruttati della ciliegia e della fragola, il gusto è elegante e leggermente abboccato.

Non si può non ricordare anche l’Azienda Flaibani con Riviere Bianco da uve Friulano, il Pinot grigio ramato, lo Schioppettino e il Refosco dal Peduncolo Rosso. L’Azienda Colli Vicentini con un Lessini Durello Spumante Brut, ottenuto con Metodo Charmat lungo e Lessini Durello Le Macine Spumante Brut Metodo Classico con affinamento in bottiglia per almeno 24 mesi, entrambi ottenuti da uve Durella, un vitigno autoctono e antichissimo coltivato nella Lessinia.
Infine l’Azienda Trerè con il suo Viola, uno Spumante Extra Dry ottenuto da uve autoctone Longanesi con metodo Charmat lungo; si contraddistingue per il suo colore rosa brillante e per il suo sapore fresco e vellutato.

Per concludere, possiamo dire che vista la grande varietà di vitigni autoctoni italiani cerchiamo di imparare a conoscerli e a riscoprirli quando andiamo in giro per cantine o degustazioni!





13 maggio 2015

TRE SFUMATURE DI VERMENTINO A BOLGHERI

TERRE DEL MARCHESATO: UN’AZIENDA CHE CREDE E PUNTA SU QUESTO VITIGNO CHE AMA IL MARE

La storia di FattoriaTerre del Marchesato inizia nel 1954 quando Emilio Fuselli, colono marchigiano, si trasferisce a Bolgheri e acquista un appezzamento di terreno dal Marchese Incisa della Rocchetta.
S’iniziano a impiantare i primi vigneti, si succedono le generazioni fino ad arrivare ad oggi con Maurizio Fuselli che, coadiuvato dal figlio Alessandro, ha plasmato l’azienda famigliare fino a farla diventare una Cantina vitivinicola.

In un territorio famoso per i suoi grandi vini rossi, prodotti soprattutto con i vitigni internazionali, troviamo un’Azienda che crede nei vini bianchi, non solo come completamento della “gamma”, ma come vini su cui puntare.
Il vitigno scelto è il Vermentino, che resiste bene ai venti salmastri delle zone litoranee ed è in grado di dare interessanti risultati. Una delle sue caratteristiche è il finale lievemente ammandorlato che la famiglia Fuselli riesce a gestire egregiamente in cantina, scegliendo un giusto periodo di vendemmia e delle tecniche di vinificazione appropriate.
Tre gli ettari dedicati a questo vitigno a bacca bianca, tre i cloni usati, corso, sardo e toscano, e tre i vini prodotti, Emilio Primo Bianco, Papeo e Nobilis; vediamoli nel dettaglio:
Emilio Primo Bianco, all’arrivo delle uve in cantina, dopo una cernita manuale, i grappoli interi vengono messi nella pressa alternati con uno strato di ghiaccio secco (CO2 a meno 70°C) si esegue poi una pressatura soffice; da circa 10 quintali si ottengono 5 ettolitri di mosto. Questo liquido, ricco di aromi e glicerina, viene chiarificato, solo grazie alle basse temperature, in tini di acciaio per 2/3 giorni; parte poi la fermentazione, sempre in acciaio, per circa 15/18 giorni. In seguito si eseguono dei rimontaggi all’aperto, circa una volta al giorno, ma solo se necessario, per mantenere il più possibile i profumi. Finita questa fase lo si riporta a zero gradi, fino a gennaio, per ottenere la stabilità tartarica. A ottobre con la stabilità proteica s’iniziano ad eseguire dei battonage per circa 3 mesi; a febbraio il prodotto viene poi imbottigliato.
Alla vista si presenta con un bel giallo paglierino con riflessi dorati; all’esame olfattivo è “cremoso”, spiccano sentori di fiori bianchi, tra cui il sambuco, timo e nocciola; in bocca è avvolgente con una bella freschezza, buona la persistenza gusto olfattiva; un vino che potremmo definire “base non base”.
Papeo, Vermentino Riserva, per questo prodotto si esegue una vendemmia posticipata, di circa 10 giorni, rispetto a quella dell’Emilio Primo. Si esegue una pigiatura soffice, con grappoli precedentemente diraspati. La prima fase della fermentazione e la macerazione avvengono in barrique nuove aperte per circa 4 giorni, il mosto viene poi svinato e finisce la sua fermentazione in acciaio con continui battonage per circa un anno.
Nel bicchiere è di color giallo dorato lucente, il bouquet è variegato e intrigante, comprende note di frutti tropicali, ananas, papaia, albicocca rinfrescati da una nota agrumata di pompelmo rosa su uno sfondo vanigliato e tostato; al secondo naso si possono, poi, notare sensazioni mentolate e di anice stellato; al gusto si percepisce subito la componente glicerica, sapidità e acidità si alternano regalando al vino un’ottima beva; PAI (Persistenza Gusto Olfattiva) importante. Un prodotto che si può tranquillamente accompagnare a preparazioni a base di carne bianca come l’arista.
Nobilis, muffato di Vermentino, la vendemmia viene effettuata a novembre su filari dedicati e attaccati dalla “Botritis Cinerea”, ovvero la Muffa Nobile, sui quali si effettua un defogliamento a settembre. Due o tre volte la settimana si passa tra le piante per eseguire una pulizia dei singoli grappoli. Il prezioso nettare riposa, infine, per un anno in barrique. Il color giallo ambrato si muove morbidamente nel bicchiere; il bouquet regala profumi di albicocca, nespola, agrumi canditi, anice e delicate sfumature di pasticceria. In bocca la dolcezza viene bilanciata dall’acidità. Un prodotto che si abbina splendidamente, oltre che ai classici dolci, a formaggi stagionati, come i pecorini della tradizione toscana.

Possiamo concludere dicendo che Fattoria Terre del Marchesato è un’azienda giovane e dinamica che, soprattutto negli ultimi anni, ha fatto parlare di se nella realtà vitivinicola bolgherese. Una Cantina che lega il suo nome al Vermentino, ma che rimane impressa anche per i suoi vini rossi.



8 maggio 2015

NASCE LA CONSULTA NAZIONALE DEL VINO ITALIANO


Mi sembra doveroso diffondere questo comunicato stampa a cura di Studio Cru


Conoscere per sapere: il vino come istruzione e cultura


Presentarsi uniti per rilanciare i valori e la cultura enologica del nostro Paese.
È questa l'idea da cui nasce la Consulta Nazionale del Vino italiano, progetto che ha mosso ufficialmente i primi passi il 17 aprile 2015.

A Roma si sono infatti riuniti, su iniziativa di Onav, i rappresentanti delle maggiori associazioni del comparto vitivinicolo nazionale, allo scopo di riflettere su alcune tematiche di scottante attualità.

La Consulta Nazionale del Vino si propone di affrontare concretamente i problemi del settore a 360° divenendo, per il consumatore, un punto di riferimento per tutto ciò che concerne la conoscenza del mondo enologico ed al contempo, di essere elemento propositivo di interventi sul fondamentale tema dell'educazione al consumo.

Grazie all'adesione al progetto di una larghissima rappresentanza di Associazioni tra cui: Onav, Agivi, Ais, Aspi, Associazione Nazionale Le Donne del Vino, Movimento Turismo del Vino, Fisar, Fivi e SlowFood, oggi sono dunque state gettate le basi di quello che sarà un lungo percorso di sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni e dei consumatori. Ognuna delle associazioni presenti ha infatti, per propria natura, diversi approcci e finalità. Fondamentale è perciò trovare un linguaggio ed uno scopo comune, che consenta di approntare un piano di lavoro ben definito, che possa essere sottoposto alle istituzioni.

Il primo punto su cui si concentrerà il lavoro della Consulta sarà l'introduzione di una appropriata istruzione sulla vite e sul vino , sullo stile di alimentazione mediterraneo, in cui fondamentale è l'abbinamento cibo-vino, e  sul valore del territorio vinicolo italiano, della sua storia e della sua gastronomia già nel percorso scolastico, come avviene in altri Paesi dell'Unione Europea.

Di primaria importanza è infatti l'avvicinamento del consumatore al mondo del vino, alla sua storia millenaria e ai suoi valori perché solo attraverso la “conoscenza” si potrà dare nuovo respiro  al comparto, valorizzando quella tipicità ed unicità del prodotto vino così strettamente legata al territorio e alla cultura del Gusto Italiano.

La Consulta è aperta a nuove adesioni da parte di Associazioni ed Istituzioni e già in un futuro prossimo si prevede l'ampliamento dei partecipanti con alcune altre importanti presenze.



PERCHÉ FIVI ADERISCE ALLA CONSULTA DEL VINO ITALIANO

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti apporterà sostanza e concretezza per difendere lo stile e la cultura mediterranea

La FIVI è tra i fondatori della Consulta Nazionale del Vino Italiano. La sua convinta adesione nasce dall'esperienza maturata in ambito europeo con la CEVI, la Confederation Europeenne des Vigneron Independant, organismo che raggruppa le associazioni nazionali di vignaioli. In altri stati esistono già infatti tavoli di discussione interprofessionali che agiscono efficacemente sulle politiche nazionali, la cui esperienza potrà essere portata nel nostro paese dai Vignaioli Indipendenti.
La FIVI, che rappresenta solamente vignaioli che coltivano le proprie vigne e curano personalmente il proprio prodotto, si propone di portare alla consulta un apporto di concretezza e sostanza. “Attraverso la Consulta – spiega Saverio Petrilli, segretario nazionale della FIVI - possiamo operare educando ai valori di un modello produttivo agricolo legato al territorio”. Sono i valori che caratterizzano l'area Mediterranea e portano a considerare il vino come un prodotto della terra e un alimento della dieta quotidiana da consumare con naturale moderazione. Un modello di comportamento finora poco promosso in Europa, anche negli stessi paesi mediterranei.
“La nostra attività – prosegue Petrilli – si rivolgerà primariamente alle scuole. Rappresentano il nostro futuro, oggi così fortemente contaminato da modelli provenienti da tutto il mondo: mostreremo in maniera chiara cosa è il modello Mediterraneo, dando l'opportunità di scegliere consapevolmente e non passivamente. Inoltre ci rivolgeremo  alle istituzioni e alle forze politiche, fornendo il quadro completo delle necessità del nostro settore, dei problemi, del valore culturale ed economico che rappresenta”.

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FIVI - Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti
La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un'associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del viticoltore di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. Per statuto, possono aderire alla FIVI solo i produttori che soddisfano alcuni precisi criteri: "Il Vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta".
Attualmente sono circa 900 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 9.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. 65 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,6 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 240 milioni di euro. I 9.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale


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